

Con Maurizio Valenzi ci frequentavamo negli anni Settanta a Napoli perché faceva parte di un gruppo di amici comuni tra i quali Franco Guerrini e Antonio Lupo. Lo incontrammo poi nel ruolo di Sindaco di Napoli quando nel 1977 ci venne affidato dal Comune il restauro della Cappella delle Anime del Purgatorio in Castelnuovo.
Nel 1979, su richiesta della locale sezione del partito, organizzammo una mostra antologica delle sue opere nella Biblioteca del Duca a Palazzo Ducale di Urbino, dove abitavamo.
Maurizio era entusiasta per la scelta di una sede così prestigiosa e arrivò da Napoli con Litza, Lucia e un gruppo di amici tra cui ricordiamo l’editore Gaetano Macchiaroli e l’ingegner Mascoli, padre di Giuseppe di cui poi saremmo diventati amici.
Furono giornate intense: dopo l’inaugurazione della mostra le visite ai luoghi d’arte si alternavano agli incontri che organizzavamo con i personaggi urbinati tra cui ci piace ricordare Umberto Piersanti, Giorgio Cerboni Baiardi e soprattutto Paolo Volponi.
Era il mese di aprile, il clima ad Urbino era ancora freddo, nebbioso; la sera ci si incontrava per cenare e fino a notte ci intrattenevamo ascoltando discussioni, aneddoti e ricordi di vita artistica e politica di Maurizio e dei suoi amici.
Maurizio e Litza soggiornavano nell’ala sinistra di Ca’ Rusciolo, l’antica costruzione a Borgo Mercatale di fronte alla facciata dei Torricini, di cui noi occupavamo la torre. In quell’occasione l’amico e proprietario Egidio Mengacci ci aveva concesso gentilmente di ospitarli e fu proprio lì che dopo un pranzo Maurizio chiese carta e penna e, senza farsene accorgere, schizzò rapidamente i nostri due ritratti cogliendo lucidamente le nostre identità e interpretandole secondo la sua sensibilità.
A Urbino, lontano per un attimo da Napoli e dall’impegno civile che lo assorbiva pienamente, abbiamo avuto modo di approfondire la sua conoscenza, di apprezzarne la vocazione artistica, la cultura, la gentilezza.
E’ stato un privilegio averlo frequentato e un dono prezioso essere stati ritratti da lui.»
Bruno Vittorini
Maria Benedetta Fazi


