Ritorno per il futuro

La Fondazione Valenzi ha istituito un Gruppo di Lavoro “Ritorno per il Futuro” costituito da alcuni giovani professionisti di ritorno da esperienze professionali all’estero che vogliono proporre misure utili a invertire almeno in parte la gravissima fuga di cervelli dalla nostra regione.

Dal 2015 la popolazione residente è in calo ponendo l’Italia in una fase di declino demografico. Questa riduzione della popolazione residente è dovuta da un lato alla riduzione delle nascite ma anche ad un forte cambiamento delle caratteristiche dei fenomeni migratori. Il nostro Paese infatti ha una storia significativa di migrazioni interne, che hanno contribuito alla redistribuzione demografica in relazione agli stimoli prevalenti nelle diverse fasi dello sviluppo economico. Negli ultimi anni il fenomeno migratorio pur conservando la principale direttrice (oltre un terzo dei trasferimenti interregionali riguarda ancora oggi la traiettoria Mezzogiorno vs Centro-nord), ha registrato profonde trasformazioni nel quantum e nelle caratteristiche dei soggetti migranti. Rispetto a dieci anni prima infatti, il flusso di migranti interregionali con un basso livello di istruzione (fino alla licenza media), pur restando prevalente con un’incidenza del 43%, si è  ridotto del 30,8 per cento; quella di coloro che sono in possesso di un livello medio di istruzione (diploma) è rimasta sostanzialmente stabile con un incidenza intorno al 32%, mentre gli spostamenti delle persone con un alto livello di istruzione (almeno la laurea) hanno registrato un’incidenza del 25 per cento nel 2017 (con un’ aumento del 53%). Considerando la traiettoria Mezzogiorno vs Centro-nord, negli ultimi dieci anni si sono spostati circa 483 mila giovani under 35, contro i 174 mila che, invece, hanno percorso la rotta inversa. Il saldo migratorio del periodo, dunque, mette in evidenza una perdita netta di 309 mila giovani, di cui 117 mila in possesso di laurea e 132 mila di un diploma.
L’elevata perdita di “capitale umano” del Mezzogiorno caratterizza non solo le migrazioni interne ma anche quelle internazionali. Negli ultimi dieci anni i trasferimenti di residenza, da e verso l’estero, evidenziano un saldo migratorio sempre negativo e una perdita netta di circa 420 mila residenti italiani. Quasi la metà  (208 mila unita ) è  costituita da giovani dai 20 ai 34 anni, di cui due su tre sono in possesso di un livello di istruzione medio-alto. Tra il 2008 e il 2017 i saldi con l’estero di giovani cittadini italiani con livello di studio medio-alto sono negativi in tutte le regioni italiane e tra queste la Campania ha registrato un saldo negativo di -10 mila giovani. Lo sviluppo del capitale umano comporta dei costi, non solo monetari, che vengono sostenuti a livello individuale, familiare e sociale sul territorio. I saldi migratori interregionali, calcolati per la fascia di età tra 20 e 34 anni, permettono quindi di misurare eventuali deficit strutturali nell’allocazione tra le regioni.
Nel periodo 2008-2017, le regioni meridionali evidenziano un sistematico deflusso: Campania, Puglia, Sicilia e Calabria perdono complessivamente oltre 282 mila giovani, l’80 per cento dei quali con un livello di istruzione medio-alto. Cedendo risorse qualificate, senza riceverne altrettanto, il Mezzogiorno vede fortemente limitate le proprie possibilità  di sviluppo.
All’interno di questo preoccupante scenario c’è comunque una quantità di persone che sceglie di rientrare nelle Regioni di origine. Cosa si fa per sostenere il rientro? Nel Decreto Crescita 2019 sono presenti una serie di ulteriori agevolazioni e semplificazioni agli incentivi fiscali introdotti già con il D.L. 78 del 2010 (tra l’altro su proposta di un’associazione) ed il D.L 147 del 2015 a seguito delle cartelle pazze dell’Agenzia delle Entrate. Dunque da un punto di vista fiscale esistono degli strumenti che agevolano in Italia il rientro del capitale umano (non solo dei calciatori). Ma è questo sufficiente?
Andrebbe ad esempio introdotta una legislazione premiale che riconosca economicamente e giuridicamente il servizio prestato all’estero, sia dal punto di vista previdenziale che lavorativo con punteggi aggiuntivi e/o precedenze nei concorsi e nei bandi pubblici, a parità di servizio, come avveniva per il servizio prestato nelle scuole italiane all’estero.
Un esempio interessante è quello della regione Veneto che ha stanziato un milione e mezzo di euro per un bando (https://www.inn-veneto.it/) finalizzato al rientro delle professionalità dall’estero, per attirare ricercatori e creare occasioni di incontro, scambio e competizione, interregionale e transnazionale. L’obiettivo è quello di trattenere laureati e diplomati del territorio, attirare i “cervelli in fuga” e invertire la tendenza verso l’estero dei laureati e diplomati veneti. Ad essere finanziati saranno proposte e progetti di innovazione sociale e di inclusione, che favoriscano il rientro di lavoratori qualificati, o meglio la “circolarità” dei “cervelli”. I progetti potranno prevedere “maratone” per sviluppare progetti innovativi, in campo tecnologico o sociale o culturale, eventi di animazione del territorio, scambi internazionali, il coinvolgimento diretto delle imprese nel progettare poli di attrazione di ricercatori e idee innovative, “borse di rientro” per quei giovani partiti dal Veneto che si sono specializzati all’estero.