Nei quartieri più complessi delle città, l’educazione può diventare molto più di un percorso scolastico: può essere uno strumento di riscatto, partecipazione e crescita collettiva. È da questa visione che nasce “Bell’ Buon’ e Giusto”, un progetto promosso dalla Fondazione Valenzi e finanziato dalla Fondazione Cassa Depositi e Prestiti, con l’obiettivo di contrastare la dispersione scolastica e il disimpegno educativo tra i più giovani.
Il progetto si sviluppa nelle Municipalità II e VI della città di Napoli e coinvolge ragazze e ragazzi tra gli 11 e i 14 anni, accompagnandoli in un percorso educativo che mette al centro relazioni, creatività e territorio.
Un’alleanza educativa per i giovani
“Bell’ Buon’ e Giusto” nasce dalla convinzione che le sfide educative non possano essere affrontate da un solo soggetto, ma richiedano una vera alleanza tra scuola, terzo settore, famiglie e comunità locali.
Per questo motivo il progetto coinvolge una rete ampia e multidisciplinare composta da associazioni, cooperative sociali, istituti scolastici e realtà culturali del territorio, tra cui:
- A.S.D. Circolo Ilva Bagnoli
- Associazione Noi@Europe
- TRAM Travel for Action and Memory Cooperativa Sociale
- APS Terra di Confine
- Associazione Culturale Visionair ETS
- Istituto Comprensivo 83° Porchiano Bordiga
- Istituto Comprensivo Statale 88° Eduardo De Filippo
- Istituto Comprensivo Statale Moricino-Borsellino
Una rete che unisce competenze educative, culturali e sociali per offrire ai giovani nuove occasioni di scoperta e orientamento.
Educazione dentro e fuori l’aula
Il progetto ha una durata di tre anni, da gennaio 2026 a dicembre 2028, e punta a restituire senso e valore all’esperienza educativa nei contesti più fragili.
Le attività previste non si limitano agli spazi scolastici, ma si estendono ai quartieri, alle botteghe artigiane, ai presìdi territoriali e ai luoghi della cultura. L’obiettivo è creare esperienze concrete in cui i ragazzi possano sentirsi protagonisti, sviluppare talenti e rafforzare il legame con la propria comunità.
Tra le azioni già avviate nel primo trimestre del progetto:
- l’attivazione delle attività di governance e coordinamento;
- la costituzione di una Cabina di Regia composta da esperti del mondo accademico, culturale e pedagogico;
- la creazione di un Tavolo istituzionale con scuole, enti territoriali e stakeholder locali;
- l’avvio dei presìdi educativi territoriali nella Municipalità 6;
- le prime attività di coinvolgimento dei ragazzi in collaborazione con servizi sociali e rete territoriale.
Una comunità che educa
Uno degli aspetti più innovativi di “Bell’ Buon’ e Giusto” è l’approccio comunitario. Il progetto non si limita a intervenire sui singoli studenti, ma lavora per rafforzare l’intero ecosistema educativo dei territori coinvolti.
In questo percorso hanno un ruolo centrale anche figure di alto profilo culturale e accademico, chiamate a contribuire alla riflessione pedagogica e alla costruzione delle attività. Tra queste, la fotografa e art director Yvonne De Rosa, insieme a docenti universitari delle università federiciane e dell’Orientale di Napoli.
L’idea di fondo è semplice ma potente: offrire ai ragazzi opportunità autentiche di crescita significa investire nel futuro delle comunità.
Contrastare la dispersione scolastica con nuove esperienze
La dispersione scolastica non è soltanto un problema educativo, ma anche sociale e culturale. Spesso nasce dalla mancanza di motivazione, dalla distanza tra scuola e vita quotidiana, dall’assenza di spazi in cui i giovani possano sentirsi ascoltati e valorizzati.
“Bell’ Buon’ e Giusto” prova a rispondere a queste criticità attraverso esperienze partecipative, laboratori, attività artistiche e percorsi di orientamento capaci di riaccendere curiosità e fiducia.
Il progetto punta così a costruire un modello educativo inclusivo, capace di mettere in connessione scuola, territorio e comunità.
Educare al futuro
In una città ricca di energie e contraddizioni come Napoli, iniziative come “Bell’ Buon’ e Giusto” rappresentano un investimento concreto sulle nuove generazioni.
Educare significa creare possibilità, aprire spazi di immaginazione e restituire ai giovani il diritto di sentirsi parte attiva del proprio futuro. Ed è proprio da qui che parte questo progetto: dalla convinzione che ogni ragazzo, se accompagnato nel modo giusto, possa trovare il proprio percorso di crescita e partecipazione.


