Maurizio Valenzi, ovvero uno di quelli che dici: «Altra gente! Altri tempi! Altra razza!». Gente con ideali, con valori da rispettare anche se non erano i tuoi, gente che aveva faticato per un’idea di libertà e di progresso civile, quella “gente della guerra” che io non avevo mai vista e che della guerra portava addosso i segni dolorosi e spietati. Era il 1979. Si lanciava per la prima volta l’Estate a Napoli. Al Maschio Angioino non c’era uno spettatore a vedere Carlo Cecchi nella Mandragola promossa dal Comune di Napoli. Io che, lo sanno tutti, non ho mai condiviso l’idea comunista, ero “silenziato” alla Villa Pignatelli con la mia prima edizione del Sogno di una notte di mezza estate, recitato tra prati, fumi ed erbe della Riviera di Chiaia, e favorito da un misero contributo per l’allestimento ricevuto dall’Azienda Cura e Soggiorno. Era un successo formidabile. Tutta Napoli veniva a vedere a pagamento il mio spettacolo mentre quelli gratuiti del Maschio Angioino risultavano per lo più deserti. Maurizio Valenzi, artista e amante delle cose belle, venne a vederlo e mi mandò a chiamare. Mi chiese scusa per il fatto che il mio spettacolo non fosse stato inserito nella politicizzatissima rassegna comunale e dispose che il Comune comprasse tre recite del mio Sogno. Da quel momento lo spettacolo rientrò nell’Estate a Napoli, dalla quale solo per motivi politici era stato fino ad allora escluso. Fu allora che lo conobbi e ne scaturì una personale simpatia e stima reciproche, sia verso l’uomo che verso l’artista. Alla conferenza stampa per la chiusura dell’Estate a Napoli lo rincontrai. Sulla copertina del programma che illustrava quella prima rassegna, una foto del mio Sogno campeggiava a tutta pagina. Gli dissi: «…ma se lo spettacolo è stato finanziato per trenta recite dall’Azienda Cura e Soggiorno e solo per tre dal Comune!…». Mi rispose con un sorriso che non dimenticherò mai: «Caro Tato, noi comunisti siamo bravi a requisire tutto…». Scoppiai in una grande risata. Quanta intelligenza! quanta ironia! quanta umanità vera, quanto rispetto verso le idee degli altri in quelle parole! Dopo due giorni lo rividi: aveva deciso di mandare lo spettacolo a Roma nell’Estate Romana di Nicolini a rappresentare il Comune di Napoli. Fu un trionfo e da allora cominciò la mia storia vera nel teatro italiano. Altra gente! Altri tempi! Altra razza! Altri avversari! Altri uomini, soprattutto, che incontravano altri uomini. Auguri a te, grande sindaco e grande artista!
Tato Russo


