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Testimonianza di Gigi Di Fiore

RITRATTO DI GIGI DI FIORE 27 MARZO 1985

Quel giorno era stata programmata una conferenza stampa nella sede della Federazione provinciale comunista in via dei Fiorentini a Napoli. Il dopo-Valenzi era stato assai tormentato in Consiglio comunale, caratterizzato da veloci cambi di sindaci e instabilità politica nella maggioranza di pentapartito. Nella tribuna stampa della Sala dei Baroni eravamo sempre gli stessi, in anni in cui non esisteva Internet, lontana l’era dei social e della proliferazione di tv, con le vicende comunali seguite solo da quattro quotidiani, qualche volta da un collega dell’agenzia Ansa e raramente da qualche giornalista della sede regionale della Rai. Così, a scrivere di Consiglio comunale e di vicende legate a palazzo San Giacomo, non eravamo mai più di cinque in tutto. La tribuna stampa di legno dove prendevamo posto, era proprio di lato ai banchi del gruppo consiliare comunista, di cui facevano parte, vado a memoria su alcuni, Maurizio Valenzi, Andrea Geremicca, Berardo Impegno, Nino Daniele, Guglielmo Allodi, Aldo Fermariello, Antonio Scippa, Aldo Cennamo, Osvaldo Cammarota, Benito Visca, Umberto Ranieri, Felice Ippolito come indipendente.

Il 27 marzo 1985, il gruppo consiliare comunista, insieme con i dirigenti locali del partito, fissò una conferenza stampa per spiegare ai giornalisti che seguivano le vicende comunali la propria dura posizione politica contro il voto al bilancio della prima giunta presieduta dal socialista Carlo D’Amato, salvata da due transfughi del Msi, partito che aveva allora a Napoli come capogruppo in Consiglio comunale nientemeno che il segretario nazionale Giorgio Almirante.

“Inquinamento del pentapartito”, “voti di due noti mazzieri fascisti preferito ai voti comunisti” furono alcune cose dette in quell’occasione a noi giornalisti.

Aspettammo che iniziasse la conferenza stampa, seduti attorno a un grande tavolo, mentre Marco De Marco, allora responsabile delle pagine napoletane de “l’Unità”, andava avanti e indietro da una stanza vicina dove qualcuno gli urlò qualcosa per rimproverarlo su un articolo pubblicato quella mattina.

Aspettavamo e seduto con noi, calmo e con l’inseparabile sigaro non acceso stretto tra le dita, c’era anche Maurizio Valenzi che scambiò a turno qualche battuta con noi giornalisti. Poi, a sorpresa, proiettando un frammento di poesia in un momento di tensioni politiche d’altri tempi, prelevò dei fogli A4 tra quelli sistemati al centro del tavolo per eventuali appunti. Tirò fuori una penna a china e, a uno a uno, in pochi attimi e con maestria, schizzò i ritratti dei cinque giornalisti in attesa attorno a quel tavolo. Per ognuno impiegò pochissimo, poi li firmava sotto con la data e li dava agli interessati. Mai, nella mia attività professionale, ho avuto attesa di conferenza stampa più preziosa. Ritrasse me che ero giovanissimo cronista della politica comunale e regionale per “Napolinotte”; poi Massimo Baldari, cronista politico de “Il Mattino”; Giuseppe D’Avanzo, allora vice corrispondente di Ermanno Corsi da Napoli per “la Repubblica”; Gigi Vicinanza, che seguiva il Comune per le pagine napoletane de “l’Unità”; Matteo Cosenza, informatissimo responsabile delle pagine napoletane di “Paese sera”. Tutti insieme, in una mattinata arricchita da quel regalo dell’ex sindaco delle prime giunte rosse, artista, uomo di cultura, che sapeva ricavare parentesi di poesia e arte in qualsiasi occasione.

Naturalmente, incorniciai subito quel foglio A4 con il ritratto, che campeggia nel mio studio di casa dove scrivo i miei libri. Quando lo guardo, mi tuffo all’indietro e, lo confesso, un po’ rimpiango.

Gigi di Fiore