Una breve sintesi del dibattito del 16 dicembre

[Politica]

Vi diamo di seguito una breve sintesi della presentazione del libro di Giorgio Napolitano Una e indivisibile organizzata dalla Fondazione Valenzi e dalla Fondazione Mezzogiorno Europa presso il Rettorato dell' Università  L’Orientale, Palazzo Du Mesnil.
Giuseppe Cataldi apre ricordando il conferimento della laurea honoris causa a Giorgio Napolitano in quella stessa sala. Il Presidente ha di recente stigmatizzato l’enorme errore della negazione di un’Italia “una e indivisibile” da parte della Lega Nord, palesementeinfondata dal punto di vista storico, sociale e culturale.
Lucia Valenzi introducendo pone l’attenzione sul valore attualissimo del libro di Napolitano, dal taglio più politico che storico, d'altra parte è sempre “il presente a dettare le domande sulla storia”. Nella replica anti-lega, il Presidente sottolinea infatti che, in un mondo globalizzato in cui si parla di forza del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina), l’Italia può continuare ad avere voce in capitolo solo se rimane una e ben inserita in Europa e nel mondo. Senza il Sud non ci sarebbe stata l’unità d’Italia, pur riconoscendo senza retorica gli aspetti critici della realtà meridionale, come l’inadeguatezza della classe politica meridionale e la presenza delle mafie. I miti e i sentimenti democratici del Risorgimento hanno avuto grande valore anche per l'antifascismo.
Giustino Fabrizio che ha moderato il dibattito ha ricordato l’impegno di Napolitano come garante dell’unità nazionale ancor prima di essere Presidente della Repubblica, quando difendeva fortemente i temi dell’identità culturale dell’Italia nel ’93, da Presidente della Camera.
Mauro Calise sottolinea la forza delle parole del libro del Presidente della Repubblica, che non usa qui toni felpati e paludati, ma duri, diretti, parole che trasudano passione. Napolitano è stato il timone saldo che ha permesso all’Italia di attraversare il periodo tempestoso che ancora sta vivendo. Nel nostro paese, da Ciampi in poi e soprattutto con Napolitano, senza mutare l’aspetto formale della democrazia, si sta andando verso un ruolo predominante del Presidente della Repubblica, sul modello francese. Napolitano, oltre all’uso della “moral suasion”, già molto presente nel mandato Ciampi, è giunto addirittura alla “promulgazione dissenziente”, firmando una legge, ma rendendo edotta la popolazione di tutti i suoi dubbi, creando così un filo diretto con il popolo italiano: questo  è l’inedito ruolo di “grande comunicatore” di Giorgio Napolitano. Anche all’estero d’altronde il nostro Presidente della Repubblica è diventato il garante dell’autorevolezza italiana.
Paolo Frascani rende merito a Napolitano di aver messo di nuovo la storia al centro dell’attenzione, anche dei giovani italiani, animando un percorso di celebrazioni dell’unità nazionale che si è autoalimentato con un processo di diffusione spontaneo. La sua è l'interpretazione classica del Risorgimento da Croce a Romeo.
Luigi Mascilli Migliorini, curatore della mostra “Da Sud. Le radici meridionali dell’unità nazionale”, inaugurata a Palazzo Reale dallo stesso Presidente della Repubblica, ricorda la forte volontà del Quirinale di sottolineare il ruolo del Mezzogiorno nel processo di unificazione italiana. Nel 2011 il risveglio della coscienza nazionale degli italiani si è intrecciato con la consapevolezza della crisi di coscienza etica e di inadeguatezza della sua classe politica. Non a caso Napolitano di recente ha spronato il popolo dicendo che “gli italiani devono fare la loro parte, devono darsi da fare”.
Luigi Musella ha inquadrato storicamente la figura di Giorgio Napolitano nel gruppo dei "riformisti" da Giorgio Amendola a Gerardo Chiaromonte e ha sottolineato come nel libro valorizzi figure estremamente realiste e pragmatiche come Camillo Benso conte di Cavour o Cattaneo oppure per il Sud Giustino Fortunato.
Umberto Ranieri conclude citando un pensiero a volte ricorrente che il Mezzogiorno sia un freno alla crescita del nord Italia. Proprio le celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia, fortemente volute dal Presidente della Repubblica, hanno invece fatto emergere la volontà e l’orgoglio di stare insieme e di condividere le stesse radici. In questo momento così difficile per l’Italia, è emersa prepotentemente la volontà di reagire e ritrovare una dignità comune che si riconosce in comuni valori.


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